“Ogni distretto (sul piano territoriale),ogni segmento professionale ed alla fine ogni individuo, o, meglio, ogni gruppo familiare, èsollecitato a dare delle risposte, ad operare in concreto il proprio adattamento alla innovazionerichiesta dal silenzioso, ma velocissimo processo di ristrutturazione che è in atto. Ognisoggetto della complessità sociale di questi anni deve elaborare le proprie risposte in modosostanzialmente empirico. La ‘fine delle ideologie’ in concreto significa questo. Si capisce cosìcome la politica sia in ritardo, in quanto non è la protagonista del cambiamento. Più che illinguaggio della politica la sfida si può cogliere cercando di decifrare il linguaggio degli spotpubblicitari, che presenta un mix apparentemente contraddittorio di violenza e di buonisentimenti, di non-sense e di rassicurazione, di brutto e di patinato. Rispetto alle granditrasformazioni del ventesimo secolo, la novità è che oggi il cambiamento è vissuto insolitudine. Nell’età delle grandi reti, economiche, multimediali, tecnologiche, nessun soggettosociale può delegare le proprie risposte, a pena di essere escluso dai processi dicambiamento. Così crescono le disuguaglianze, invertendo una tendenza costante nelventesimo secolo. Così cresce la competitività. Ma possono anche crescere nuove forme dicooperazione, di sussidiarietà. A patto che si entri in una logica nuova”. (segue)