“Sarajevo è unbanco di prova fra cattolici e ortodossi, e fra cristiani e musulmani”: lo dice lo storico efondatore della Comunità di S. Egidio, Andrea Riccardi, nella lettera che ha inviatoall’arcivescovo di Milano, card. Carlo Maria Martini, in occasione della sua visita alla capitaledella Bosnia-Erzegovina in corso in questi giorni. Secondo Riccardi, infatti, “a Graz abbiamovisto le difficoltà tra cattolici e ortodossi, siamo entrati in una stagione ecumenica di fortidiffidenze, in cui si sente molto il peso della storia (ben più di quello dei problemi teologici). Ela storia dell’ex-Jugoslavia è un capitolo grave delle difficoltà attuali dell’ecumenismo. Forsel’ecumenismo deve ripartire da Sarajevo”. Riccardi ricorda inoltre al cardinale “l’esperienza,semplice ma decisiva, di Assisi”, la città dove si svolgono quasi ogni anno gli incontri di”Uomini e Religioni”. “La strada tra Assisi e Sarajevo – scrive Riccardi – è lunga. Lei stafacendo una parte. Soprattutto con questo viaggio, si vuole avvicinare, allo stesso tempo, agente che ha sofferto e alle domande che restano aperte per tutti”. La situazione in città e unpo’ in tutta la Bosnia è molto cambiata da prima della guerra. Se infatti, fino al 1992, imusulmani erano il 49%, i serbi il 30%, i croati il 7% e il resto di varie etnie e religioni, tra cuigli ebrei, oggi oltre il 90% degli abitanti è musulmano. La minoranza cattolica è molto attiva,specie nel campo degli aiuti ai poveri.