Il gesuita padre GiacomoPerico interviene sul problema della pastorale dei divorziati risposati in un articolo checomparirà sul prossimo numero della rivista “Aggiornamenti Sociali”. La Chiesa, scrive Perico,avverte una “profonda preoccupazione di fronte alla continua crescita del ricorso al divorzioanche da parte dei fedeli, che, in molti casi, contraggono poi un matrimonio civile”.Dall’Annuario statistico italiano 1996 risulta infatti che “ogni anno nel nostro Paese circa il 6%dei matrimoni – su un totale di 280.000 – viene contratto civilmente da persone già divorziate”.”La Chiesa – si legge ancora nell’articolo – non ha mai avuto alcun dubbio, una volta accertatala validità del primo matrimonio religioso, sulla permanenza del vincolo”. Dunque, anche nelcaso in cui “dei divorziati risposati abbiano la certezza che la dottrina della Chiesa non liriguardi, sicuri che il loro precedente matrimonio sia nullo”, questa “certezza soggettiva nonpuò bastare. Il matrimonio è una realtà essenzialmente pubblica, sociale ed ecclesiale. Per cuil’eventuale nullità del matrimonio deve essere dimostrata e non ridursi a una convinzioneprivata dei due partner. Trattandosi di un fatto che interessa tutta la comunità, occorrelegittimamente una verifica, che non può limitarsi alla convinzione, sia pur motivata, di unsoggetto privato”. Per questo “è importante impegnarsi in iniziative di `prevenzione’, favorendola conoscenza sia dei principi che sono alla base di un’unione definitiva di due esistenze, siadelle difficoltà che potrebbero portare al fallimento dell’unione”.