Lo ha detto il card. Camillo Ruinipresentando oggi alla stampa il volume “Dialoghi in cattedrale”, a cura di Saverio Gaeta(Edizioni Paoline), che raccoglie i testi dei tre incontri su “fede e ricerca di Dio”, svoltisi neimesi scorsi in S. Giovanni in Laterano nell’ambito delle iniziative organizzate dalla diocesi diRoma nel primo anno della “missione cittadina”, voluta dal Papa in preparazione del Giubileo.Rispondendo ad Ezio Mauro, direttore di Repubblica, per il quale “oggi il mondo cattolico èfortemente reattivo come capita solo alle minoranze”, il cardinale ha fatto notare che “l’80, 85per cento degli italiani si dichiara cattolico, anche se è vero che il cristianesimo è fortementevariegato, si esprime in livelli e forme di adesione molto diversificate. E’ inevitabile che coloroche si sentono cristiani in maniera motivata tengano conto delle molte vie che allontanano dalcristianesimo stesso, ma ciò non in maniera integralista, bensì cercando il dialogo”. A DinoBoffo, direttore di Avvenire e moderatore del dibattito, che chiedeva “se sui giornali si sentiràmai parlare di Giubileo per quello che è veramente, e non soltanto in termini allarmistici”,Mauro ha ribattuto che “il messaggio di questo Papa ‘mediatico’ è arrivato anche grazie allospazio datogli dalla stampa laica, e lo stesso vale per la gerarchia cattolica: viene talmentedato spazio anche alle posizioni della Cei che c’è da chiedersi se non ci sia una sorta di’lottizzazione’ da parte di essa”. Sempre più diffusa, ha aggiunto Mauro , “è l’abitudine deimedia ad usare il vescovo come interprete della società in cui viviamo”. In tutto questo, haosservato Ruini, “il pericolo da cui difendersi è l’inflazione: i vescovi sono 250, e, se la stampali cerca sistematicamente, il risultato finale è che sembra che i vescovi parlino di tutto. I bisogniconcreti della comunità, a cui i vescovi sono molto attenti, non devono prendere il sopravventosui contenuti della fede, altrimenti andremo sempre incontro a malintesi con la gente”.