Il perdono di Silvia Olivetti

“Non odio nessuno, non sarei capace di odiare,però sento dentro tanta rabbia e tanta tristezza per una realtà troppo bella che è andata infrantumi, come un vaso di cristallo, senza una spiegazione, non dico giusta ma sufficiente dalenire in parte il dolore”. Così Silvia Olivetti, l’unica sopravvissuta alla tragedia della Maiella, incui il 20 agosto scorso sono rimaste uccise la sorella Diana e l’amica Tamara Gobbo, parladella sua esperienza, mentre si accinge a tornare a casa, nel padovano, dopo la permanenzaall’ospedale di Sulmona.In una lettera che sarà pubblicata da Famiglia cristiana sul numero in edicola domani, Silvia siriferisce al pastore macedone autore del duplice delitto: “Riesco anche a perdonare, ma ilproblema è più profondo, tocca il cuore. Nonostante il perdono, resta una realtà difficile daaccettare, e convivere con essa non sarà facile. Per questo vorrei crescere nella fede e nellapreghiera. Il mio cuore è aperto a Dio perché voglio seguire l’esempio che Diana e Tamara mihanno dato, fino ad ora, del loro credere”. Ed è proprio la fede che ha aiutato la ragazza adintravedere un filo di speranza: “Sopra i monti – scrive Silvia concludendo la lettera – vedo unacroce, ma sullo sfondo vedo il tutto sormontato dai raggi del sole: nulla resterà inutile e senzasenso”.