“La parola globalizzazione, come tutte quelle chevengono di moda, può significare tutto e nulla. Ma non può non indicare la necessità dicambiare. Per l’Italia e per l’Europa significa la difficile scommessa di essere capaci diinnovazione, secondo precisi valori e principi. La famosa “quadratura del cerchio”, tra leragioni della libertà e quelle della solidarietà, non si può attuare con semplici politiche diconservazione dell’esistente. Occorre smantellare privilegi e rendite costruite da ceti e dacategorie proprio intorno alle grandi imprese assistite. Cruciale diventa così una nuovaarticolazione dello Stato, una nuova capacità di investimento, che privilegi l’autonomia, laresponsabilità, la capacità di adattamento e di cambiamento, tutelando e promuovendo i piùdeboli. Che valorizzi come meritano istituzioni tradizionali come la famiglia e la scuola, cheoggi rappresentano strumenti e valori più che mai decisivi, anche se continuano ad essereutilizzati come ammortizzatori sociali a basso costo. Le grandi macchine e le tradizionaliculture politiche sono certamente in affanno: di qui la percezione (e non solo in Italia) di unainsoddisfacente qualità dell’offerta politica. E non si tratta di una crisi passeggera, ma di unpassaggio strutturale, paragonabile al cambiamento tra la politica di élite e quella di massa,avvenuto nel corso dell’Ottocento. Siamo sempre più lontani dall’utopia del ’68, quando siurlava che tutto è politica”. (segue)