Lo ha detto il card. GiacomoBiffi, arcivescovo di Bologna, intervenendo oggi al convegno “Breve è il tempo”, nell’ambito del23° Congresso eucaristico nazionale, in corso a Bologna. “Gli adulti – ha fatto notarel’arcivescovo – guardano ai giovani con occhi un pò gelosi e un pò intimoriti. Li vedonospensierati, spavaldi, pieni di audacia e di una vitalità che per loro è solo un ricordo. In realtà,hanno i loro dubbi e le loro inquietudini”, chiedono aiuto, ha aggiunto Biffi, “anche quando nonlo dicono, anche quando nemmeno se ne accorgono”. “A noi, cresciuti a scapaccioni e a oliodi fegato di merluzzo – ha osservato l’arcivescovo – sembra che le generazioni – che diventanograndi a vitamine, proteine, motorini, settimane bianche e permissivismo – siano moltofortunate”. Al contrario, per il card. Biffi, “sugli aspetti più sostanziali dell’esistere, i ragazzi dioggi non sono molto invidiabili”. Dai mass-media, dalla scuola e spesso anche dalla famiglia,infatti, essi “ricevono un’immagine dell’avventura umana che è bugiarda e desolata”, mentreciò di cui hanno più bisogno “è di riscoprire la ‘pietra angolare’ su cui poter costruire la lorounica vita”.Il card. Pio Laghi, prefetto della Congregazione per l’educazione cattolica, ha fatto notare che”crescere in una società eticamente neutra” comporta per i giovani “il non avere alcun punto diriferimento per le proprie scelte. La nostra è una società senza padri, senza modelli. Soloradicandosi in un’etica ben precisa i differenti interventi educativi della Chiesa possono offrireai giovani ragioni di vita e di speranza”.