“Se la fame sinutrisse di parole il mondo sarebbe già sazio”. Così conclude l’appello lanciato stamane dalCongresso eucaristico di Bologna perché l’impegno per la riduzione del debito estero passi”dalle parole ai fatti”. Firmatari del testo sono mons. Francesco Van Thuan, vice presidente delPontificio Consiglio Giustizia e Pace, mons. Tarcisio Ngalalekumtwa, vescovo di Iringa(Tanzania), mons. Moacyr Grechi, vescovo dell’Acre (Brasile), suor Elisa Kidané e RoseMonique Ololo. L’appello fa riferimento alla decisione di Bill Clinton di “dare una manoall’Africa”, con un aiuto di 650 milioni di dollari. Secondo i firmatari dell’appello la cifra devolutadalla Casa Bianca “è insignificante” se si tiene presente che “la sola compagnia ‘AmericanFields of Hope’ ha avuto il coraggio di investire per il prossimo triennio la bellezza di quasi unmiliardo di dollari per estrarre, dalla ricca regione dello Shaba, (Repubblica Democratica delCongo) rame, cobalto e zinco”. “Purtroppo – si legge ancora nel testo – i paesi occidentali, StatiUniti in testa, guardano ancora all’Africa non solo con paternalismo, ma spesso con lo stessospirito di conquista che animò le potenze coloniali dei secoli scorsi”. Secondo i firmataridell’appello, “il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale devono proporre dellestrategie davvero solidaristiche”. “Il fatto che Clinton abbia proposto, recentemente, ai paesiindustrializzati, alla vigilia del meeting dei G7, un maggior impegno per la riduzione del debitoestero – commentano i firmatari – non significa un bel niente. Lo auspica da anni e sarebbeora che dalle parole si passasse ai fatti”. Il messaggio però si rivolge anche all’Italia.”Vorremmo chiedere – concludono i vescovi – ai cattolici italiani di fare pressione presso il lorogoverno affinché il debito estero possa essere cancellato il prima possibile”.