CosìGiulia Paola Di Nicola, responsabile del Centro ricerche personaliste di Teramo, commenta laproposta della somministrazione controllata degli stupefacenti, formulata dal procuratoregenerale della Corte di Cassazione, Ferdinando Galli Fonseca, in occasione dell’aperturadell’anno giudiziario. “Tutte le volte – fa notare la sociologa – che si richiede un maggiorimpegno sul piano della prevenzione, lo Stato risponde con una scorciatoia, scegliendo inquesto caso la strada della legalizzazione di un fenomeno che si considera una malattiasociale. Cercare di fermare l’emergenza droga dando a tutti la possibilità di accedervi è una’resa’ dello Stato, la testimonianza della sua incapacità a trovare soluzioni adeguate a riguardo”. Riferendosi, poi, al modo in cui la stampa “laica” ha enfatizzato le reazioni del mondocattolico, Di Nicola osserva che “una delle strategie preferite dal laicismo è quella dighettizzare i cattolici, che hanno sì un radicamento più profondo in alcuni valori, ma cercanosoluzioni ai problemi insieme con tutti gli altri, attraverso lla ricerca di cosa sia meglio per lasocietà”. Al contrario, invece, “è interesse di tutti, non solo dei cattolici, chiedersi come farriacquistare la padronanza di sé, come vincere la fragilità interiore dei ragazzi che fanno uso didroghe, come aiutare le loro famiglie, su cui lo Stato continua a scaricare pesi eresponsabilità”. “Etichettare i drogati – aggiunge Di Nicola – è il metodo migliore per emarginarlidalla società”.