Ipotesi e discussioni a Padova sul futuro delle “casse peota”

Dopo ladecisione della Banca d’Italia di far chiudere le “casse peota”, piccole banche di parrocchia odi paese, diffuse nel Veneto centrale fin dai tempi della Serenissima, in diocesi di Padova sista discutendo sul modo di salvaguardarne la presenza. Secondo un’ipotesi studiata dall’avv.Ivone Cacciavillani, profondo conoscitore della materia, si dovrebbe regolarizzarne l’esistenzaattraverso la loro trasformazione in “associazioni di fedeli”, costituite secondo il dirittocanonico. Verrebbero così preservati gli originali valori associativi, dando vita a casse peota”di diritto canonico”. Le casse non distribuirebbero interessi, potendo invece erogare piccoliprestiti agli associati a tassi contenuti, oltre che sostenere le attività parrocchiali. DonGiancarlo Smanio, responsabile in diocesi del “Fondo di solidarietà ecclesiale” che finanzianumerose parrocchie grazie a depositi di privati ed istituzioni, fa però presente che una taleproposta unirebbe un aspetto tipicamente pastorale con un’attività economico-finanziaria,dando adito a perplessità sul servizio cui la parrocchia è principalmente chiamata. Il futurodelle “casse peota”, che dovranno chiudere entro fine ’98, è un argomento che fa moltodiscutere in Veneto, perchè fino ad ora hanno svolto un ampio ruolo parabancario, realizzandoforme di gestione dei denari dei piccoli risparmiatori in cui si riconoscevano i valori dellamutualità e del controllo diretto della destinazione delle somme conferite. Anche molteparrocchie hanno usufruito delle “casse” per i propri fabbisogni finanziari.