“Mobilitare, oltre che l’opinione pubblica, anche l’interesse del Parlamento e delle strutture carcerarie, affinché si giunga finalmente alla chiusura dei manicomi criminali”. Questo, si legge in una nota, l’obiettivo della mostra di pittura organizzata da un gruppo di detenuti appartenenti al circolo Acli (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani) di Rebibbia, coadiuvati dalle Acli provinciali di Roma, che si è inaugurata oggi nella capitale. Sono circa 1.100 in tutta Italia – informano le Acli – i detenuti seminfermi di mente nei manicomi criminali e nei normali reparti penali dei carceri italiani, “senza particolari disposizioni di accoglienza e assistenza specialistica”. Nel carcere romano di Rebibbia, si legge nella nota, “sono gli stessi detenuti del penale ad essersi organizzati per assistere i seminfermi nelle loro necessità fisiche più immediate, quali la pulizia delle celle e personale, l’alimentazione, i contatti con l’amministrazione penitenziaria mediante la redazione di domande scritte, l’acquisto di generi di conforto, ecc. “. I detenuti del penale hanno, inoltre, promosso il “progetto Ulisse”, che prevede una serie di iniziative – tra cui la mostra e uno spettacolo teatrale, dal titolo “Nella testa ho un campanello”, scritto e messo in scena da un gruppo di detenuti del Circolo Acli di Rebibbia e dagli stessi seminfermi – con l’intento di “integrare i detenuti seminfermi di mente nella vita ‘sociale’ del carcere”.