L’incontro di Giovanni Paolo II con Fidel Castro ha il significato di “un invito a verificare se il ‘vecchio’ che ristagna nell’isola caraibica non sia da riesaminare alla luce del ‘nuovo’ che la storia di questi ultimi anni ha fatto riemergere e cioè che non esiste nulla che possa compensare l’eclissi della libertà”. Lo scrive Carlo Crovetto, in una nota che verrà pubblicata sul Sir di domani. “Libertà non è confondibile con la licenza – precisa -, ma identificabile con il diritto di corrispondere non solo alla fame del corpo, ma anche a quella dell’anima”. Crovetto contesta chi cerca di strumentalizzare la visita del Papa sostenendo che l’evento “darà ossigeno al regime di Fidel Castro”, e ricorda invece che il Santo Padre, “optando per la causa del Vangelo, si colloca ‘super partes’ “. E a chi parla di una “sconfitta del Papa” in quei paesi dove, caduto il comunismo, è subentrato “il consumismo e l’affanno edonistico che caratterizza il mondo liberale, liberista e libertario” risponde: “In quelle regioni la sconfitta non l’ha subita il Papa, ma la gente che, liberatasi da una schiavitù l’ha sostituita con un’altra di segno contrario e altrettanto opprimente. Si può morir di fame, ma si muore anche di indigestione! “.A chi rimprovera il Santo Padre di “voler far sopravvivere il Medioevo” e di “guardare con fastidio alle conquiste del progresso” Crovetto ricorda che tenere conto di alcuni valori come il rispetto della dignità della persona umana o della morale sessuale “non può essere considerato un modo di usurpare la libertà del popolo, bensì una condizione per mantenere a livello umano l’esistenza di uomini e donne”.