DI PINAR DEL RIO. “Abbiamo cercato di preparare questo incontro con il Papa ricordando che le sue parole chiameranno alla conversione dei cuori, che non devono aspettarsi fatti straordinari o di risolvere tutti i loro problemi. Ma non è facile”. A parlare è don Giulio Battistella, sacerdote veronese che da un anno lavora in una parrocchia della diocesi di Pinar del Rio, insieme ad un altro confratello, don Gioacchino Gaiga. Sorvolando ieri questa diocesi, prima dell’atterraggio a L’Avana, il Papa ha potuto vedere il saluto speciale dei fedeli della zona: in attesa sui tetti delle case con degli specchi in mano.I due sacerdoti spiegano che nelle campagne cubane non c’è molta propaganda, l’informazione è affidata alle parrocchie e al passa parola dei fedeli, oltre che alla tv. E raccontano come viene vissuto il cattolicesimo nel paese, che si esprime soprattutto attraverso le forme della religiosità popolare. “E’ difficile che i fedeli si espongano pubblicamente frequentando iniziative di formazione” dicono. Questo è dovuto al fatto che, anche se essere credenti non è perseguibile, spesso preclude possibilità di carriera o l’accesso a professioni più qualificate. Eppure si sta verificando un lento riavvicinamento alla Chiesa: negli ultimi dieci anni il numero dei battesimi è in costante aumento, anche se “non c’è da attendersi una massiccia partecipazione alla Messa”: “La nostra parrocchia conta circa 85.000 abitanti, di questi l’1% partecipa con regolarità – precisa don Battistella -. Poi ci sono le ‘case di missione’, luoghi dove ci si ritrova per la preghiera, la celebrazione della Parola, la catechesi. Si tratta di abitazioni private o acquistate dalla Chiesa o messe a disposizione dei fedeli per arrivare nelle zone particolarmente distanti dalla parrocchia”. A Cuba le “case di missione” sono oltre 500, circa 140 nella sola diocesi di Pinar del Rio.