L’APERTURA DEGLI ARCHIVI DEL SANT’UFFIZIO

“L’apertura ufficiale e sistematica degli Archivi del Sant’Uffizio Romano a tutti gli studiosi, senza discriminazioni di nazionalità o di fede religiosa, purché siano qualificati e collegati ad istituzioni universitarie od istituti superiori di ricerca, porterà ad un maggiore approfondimento della verità storica sulle due congregazioni romane del Sant’Uffizio e dell’Indice dei libri proibiti e ad una rivalutazione di due istituzioni che attraverso la leggenda hanno ancora oggi un’immagine negativa e distorta”. Mons. Tarcisio Bertone, segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede , guarda con ottimismo alle prospettive dell’evento celebrato oggi a Roma presso l’Accademia Nazionale dei Lincei: l’apertura ufficiale degli Archivi del Sant’Uffizio romano. Mons. Bertone ha spiegato che la Congregazione della Dottrina della Fede, che dal 1965, per volontà di Paolo VI, custodisce ciò che rimane dell’Archivio dell’Inquisizione Romana, ha iniziato il restuauro delle carte più preziose e sta organizzando una gestione informatica dei documenti. Il vescovo ha anche illustrato il regolamento per l’accesso e la consultazione dell’archivio da parte degli studiosi. “Un regolamento – ha detto – che si adegua a quelli di altri archivi statali e dell’ archivio Segreto Vaticano. In esso saranno indicati limiti cronologici e di materia. Per i fondi del Sant’Uffizio ci si arresta fino al 1903. Non si potranno consultare le parti relative ai ‘graviora delicta’, ovvero ai delitti commessi contro la persona e nella celebrazione dei sacramenti”. Secondo, Adriano Prosperi, docente di Storia moderna all’università di Pisa, studioso dell’età della Riforma e della Controriforma, l’apertura degli archivi “ha un valore simbolico importante per gli storici perché si basa sulla fiducia nella ricerca e nella conoscenza analitica del passato. Così come è importante la possibilità di studiare una lunga fase della storia della Chiesa, che va dal Concilio di Trento al nostro secolo, attraverso i documenti della congregazione che più di tutte ne ha espresso l’identità. Ciò permetterà anche di portare avanti quella riconciliazione tra storici di varie tendenze che, negli ultimi anni, è stata avviata proprio sul terreno degli studi sull’Inquisizione”.