L’ecumenismo e la “sfida” della sofferenza

“Che volto diamo alla sofferenzacome Chiesa? Riusciamo a scorgere Gesù in chi soffre?”. E’ questa la “sfida ecumenica”, hadetto l’arcivescovo armeno ortodosso Datev Sarkissian durante un incontro svoltosi ieri aLoreto su “L’esperienza del dolore come luogo di riconciliazione”, in preparazione allaprossima Giornata Mondiale del Malato, che si celebrerà l’11 febbraio nella stessa città. Dandouno sguardo allo scenario mondiale, l’arcivescovo ha commentato: “Le nazioni sono in guerra,gli uomini soffrono, violenze vengono perpetrate a danno dei minori, gli sposi divorziano. Dio cimette in guardia, ci invita a prendere sul serio la sofferenza umana”. Il dolore, ha aggiunto,”non ha volto. Ma se Gesù è salito sulla croce è perché noi dessimo un volto alla sofferenza”.Per i protestanti, ha fatto notare Domenico Tomasetto, presidente della Federazione delleChiese Evangeliche in Italia, “il dolore e la sofferenza sono un nemico da distruggere,un’esperienza negativa. Ma come la morte è stata sconfitta da Gesù con la resurrezione, cosìil dolore può essere sconfitto e trasformarsi in esperienza positiva”, diventando “da luogo didisperazione luogo di speranza. Questo avviene quando la strada del dolore e quella dellariconciliazione convergono”. “La soluzione del dolore è Gesù”, ha osservato don Oreste Benzi,fondatore della Comunità Giovanni XXII: “Tutti siamo colpevoli di fronte ai poveri perseguitati.Di fronte alle prostitute, ai tossici, agli ultimi nessuno ha le mani pulite. Convertiamoci: ildolore è la grande scuola che ci guida”.