Questo l’interrogativo posto da mons. Lorenzo Leuzzi, incaricato per la pastorale universitaria della Diocesi di Roma, durante la conferenza stampa di presentazione del convegno su “Genoma e invecchiamento. Il futuro dell’uomo “, che si terrà a Roma il 30 e il 31 gennaio prossimi, presso il Libero Istituto universitario “Campus Biomedico”, in occasione della XX Giornata per la vita. All’incontro pateciperanno le facoltà di Medicina della Capitale. Le più recenti scoperte della biologia molecolare “aprono nuove vie alla riflessione antropologica”, sottolinea mons. Leuzzi. La grande sfida positiva indotta dalla “predizione del processo biologico della vita” consiste nella capacità dell’uomo di costruire “una storia che non si identifichi con il tempo biologico, ma è la storia della costruzione della comunità umana”. Sarà questa la chiave di lettura antropologica che farà da sfondo alla seconda giornata del convegno, alla quale parteciperà il cardinale Camillo Ruini. La prima giornata sarà invece divisa in due parti. Si parlerà di genoma e si farà il punto sullo stato della ricerca scientifica per quanto riguarda l’identificazione dei geni portatori di malattie. Sarà questa l’occasione, ha sottolineato il prof. Bruno Dalla Piccola, docente di Genetica all’Università di Tor Vergata, riferendosi ai “test genetici predittivi”, che identificano la suscettibilità o la resistenza nei confronti di una malattia, per evitare “di trasformare il progesso biologico in un ‘accanimento diagnostico’ finalizzato alla ricerca di quelle suscettibilità , che peraltro ogni persona possiede, ma nei confronti delle quali la medicina moderna non dispone di strumenti efficaci di intervento”.