Luce elettrica, carri agricoli di terza mano, torni di quarta mano, trattori, segheria, forno, stufe: sono questi gli attrezzi con i quali “Baba Camillo”, il missionario della Consolata, da una trentina d’anni in Tanzania, sta portando insieme al Vangelo un po’ delle tecnologie che rendono la vita meno difficile. Della sua esperienza si è occupato lo scrittore Giorgio Torelli e dall’incontro con il missionario è uscito un libro, “Baba Camillo”, che verrà presentato domani mercoledì 28 gennaio (ore 18,30) nella chiesa della Staccata di Parma, presente l’autore e lo stesso missionario. “In questi luoghi del nulla, dove la creazione geme – dice Torelli – Baba Camillo ha portato l’acqua insieme alla luce e ad altre novità. Tutto con gli avanzi riciclati e ricostruiti del nostro mondo, dei nostri sprechi, dei nostri scarti”. Nel libro, Torelli pone domande al missionario e anche a diversi suoi confratelli che si rifanno alla sua esperienza per le attività di promozione umana nelle missioni dove operano. Originario del Trentino, in Val di Non, Baba Camillo ha visto sorgere dieci anni fa una associazione che lo sostiene con 110 aderenti. Tra le opere finanziate grazie all’associazione, un forno per il pane, l’acquedotto di Kipengere dove opera il missionario, fabbricati smontati nel Friuli e rimontati laggiù, invio di escavatori, camion, attrezzature varie. Tra le attività in corso una scuola materna di 250 posti.