“Vendere palloni da calcio per la cui costruzione, nei lontani Paesi del Sud, non si sia ricorsi allo sfruttamento minorile”. E’ questa una delle proposte di cui si è discusso, nei giorni scorsi, in una riunione svoltasi nella diocesi di Pistoia sul tema della pastorale dello sport. Tra le iniziative concrete della diocesi, infatti, c’è stato l’invito ad “appoggiare la vendita di palloni da calcio realizzati in modo ‘equo e solidale'”. Alla presenza del vescovo di Pistoia, mons. Simone Scatizzi, è stata sollecitata – si legge in una nota della diocesi – “una maggiore attenzione di parrocchie e gruppi ecclesiali” per un ambiente, come quello sportivo, “così pieno di rischi, ma anche così attento ai valori”. “Mentre i ragazzi giocano – è stato detto – e se il gioco è autentico, essi ‘imparano valori anche se non pregano’: i valori del coraggio, della responsabilità, del dialogo con gli altri, del corretto uso del corpo. Ma troppo spesso, nel mondo dello sport e anche in quello locale, la sana competizione si attenua davanti alla compravendita di giocatori-bambini, davanti a modelli culturali prevalenti, davanti a una cultura che ha trasformato e alienato le vicende sportive”. Di qui la necessità, si legge ancora nella nota, di “ripensare lo sport nella sua dimensione più autentica”, anche attuando “forme di boicottaggio nei confronti di aziende multinazionali che producono materiale sportivo basando le loro fortune economiche sullo sfruttamento de più deboli”.