E’ questo il commento di mons. Giuseppe Casale, arcivescovo di Foggia-Bovino, a proposito della vicenda di Gabriele, il bimbo di Torino nato senza cervello: “Ritengo che la scienza debba sperimentare tutte le strade perchè si dia a Gabriele la possibilità di continuare a vivere – afferma -. Egli è una ‘persona’ a pieno titolo. Non può considerarsi solo un insieme di organi da espiantare: questo offende la sua dignità di persona”.Mons. Casale ricorda che la “pienezza della vita umana”, soprattutto per i cristiani, non è data dalla “perfezione fisica dell’organismo”: “C’è vita in ogni persona che ha possibilità di rapporto con gli altri, anche se in maniera diversa da quella che viene considerata ‘normalità’. Infatti molti portatori di handicap comunicano, hanno un’ intensità di rapporto con gli altri e hanno pienezza di vita, pur non possedendo totalmente capacità di linguaggio o di ascolto”.Per questo, in occasione della Giornata della Vita che si celebra il 1° febbraio, l’arcivescovo di Foggia desidera “incoraggiare i genitori che hanno avuto la forza di dare vita a quest’ ‘esserino umano’, e incoraggiare la scienza affinché, attraverso interventi medico-scientifici, faccia il possibile per assicurare a Gabriele, finché Dio vorrà, l’esistenza”. Mons. Casale rivolge anche un invito a tutti i cristiani affinché “nutrano un atteggiamento di accoglienza e di solidarietà verso la vita”. “Non bisogna aver paura della vita – conclude -. Ogni vita che nasce, anche con le sue difficoltà, è un dono e una sfida a non trincerarsi in un pericoloso egoismo che diventa chiusura alla vita, in nome di una perfezione valutata soltanto sul benessere fisico”.