“Pensavo chela mia prima visita quest’anno sarebbe stata Cuba, invece no, è Assisi…Si poteva ancheprevedere la pioggia, oggi, invece grazie a Dio c’è il sole…Il sole è S. Francesco”. Si èconcluso con queste frasi, pronunciate al di fuori del discorso ufficiale, l’incontro delPapa con le popolazioni terremotate. “Il 1998 possa essere l’anno della speranza e dellasolidarietà…e non un anno sismico”, ha continuato il Papa dalla Loggia del SacroConvento di Assisi, facendo un’altra piccola aggiunta al testo scritto. Per il Santo Padre,”superata la fase dell’emergenza, si apre ora quella della ricostruzione. Auspico che tuttosi realizzi in tempi brevi, perché il panorama delle città e dei paesi, oggi largamentesegnato da cumuli di macerie e da strade dissestate, grazie alle necessarie opere direstauro e di rifacimento delle abitazioni, delle chiese e dei monumenti danneggiati torniad essere suggestivo come prima. “E qui – ha aggiunto, ancora a braccio, il Papa “sonoquanto mai attuali le parole rivolte da Gesù a Francesco ‘Francesco, và, e ripara la miacasa”. “Sono venuto qui ad Assisi – ha spiegato Giovanni Paolo II dopo aver detto divoler “stringere in un abbraccio ideale tutte le località che il terremoto ha colpito” – “perpregare sulla tomba del Poverello”, che “ha testimoniato con la vita il valore dellasolidarietà e del servizio offerto con amore ai bisognosi”. “C’è una ricostruzionespirituale, forse ancora più impegnativa di quella materiale”, ha detto mons. SergioGoretti, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino. “Il Signore – ha aggiunto – cichiama a prepararci al Giubileo verso una via diversa e imprevista, ma certamente piùvera e autentica. Noi stessi non siamo e non saremo più come prima: per questo non èsufficiente ‘restaurare’, occorre rinnovarsi”.