E’ quanto ha affermato, questa mattina, il cardinale Camillo Ruini, in apertura della seconda giornata del Convegno “Genoma ed invecchiamento. Il Futuro dell’uomo”, organizzato dalle università romane in collaborazione con la Commissione diocesana per la pastorale universitaria, in occasione della XX Giornata per la Vita. “In questo nostro secolo – ha detto il vicario di Roma – lo sguardo acuto dell’investigazione scientifica ha saputo penetrare sempre più profondamente il mistero della vita, indagandone le strutture più intime e le dinamiche più originarie”. Ne sono derivate acquisizioni che lo stesso cardinale ha definito “fondamentali e spesso sorprendenti”. “La sempre più precisa determinazione delle coordinate genetiche – ha poi aggiunto – fino alla crescente possibilità della predizione dello stesso processo biologico della vita personale di ciascuno, se, da un lato, rende assai più ampie ed efficaci le possibilità di intervento terapeutico, pone, dall’altro, una seria ipoteca sulla comprensione stessa dell’esistenza, nella sua apertura al futuro”. La prospettiva di un domani “geneticamente” predeterminato può infatti, secondo il cardinale, portare ad “una sorta di conto alla rovescia, dove il futuro perde la sua capacità di attrarre e orientare il presente, e si riduce a una scadenza opprimente”. “La vita dell’uomo – ha sottolineato il cardinale – non può configurarsi significativamente nel quadro di un determinismo cronologico, che non lasci spazio a quegli scenari sempre nuovi che nascono dalla nostra intelligenza e dalla nostra libertà”.