Silvia Costa (pari opportunità): denuncia: “Un ricatto contro la maternità”

“Icomportamenti dei datori di lavoro che impongono alle neo-assunte la firma di dimissioni conla data in bianco, in previsione di una eventuale gravidanza, o che richiedono nei colloqui diassunzione le intenzioni matrimoniali delle candidate, costituiscono ormai uno strisciantericatto cui le giovani sono sottoposte per ottenere un’occasione di lavoro”. E’ questa ladenuncia di Silvia Costa, presidente della Commissione pari opportunità presso la Presidenzadel Consiglio, a seguito della sentenza della terza sezione penale della Corte di Cassazioneche considera lecita la richiesta del test di gravidanza per le neo-assunte.”Questa sentenza – afferma – incoraggia una tendenza in atto nel mondo del lavoro che,aggirando di fatto le norme a tutela delle lavoratrici madri, sta determinando un vero e proprioattacco alla possibilità di conciliare maternità e lavoro per le donne. E’ paradossale – aggiungela presidente della Commissione – che ciò accada in presenza della verticale caduta di natalitànel nostro Paese, ultimo in Europa, proprio quando l’Unione europea indica le politiche diconciliazione tra famiglia e lavoro, per uomini e donne, come strategiche per conseguire ildoppio obiettivo di una maggiore occupazione e di un sistema di welfare più equo ed articolatoche produca un nuovo modello di convivenza umana”.