“Non si può ragionare a numeri e a tempi brevi, quando si tratta di misteri della grazia e dell’iniziativa umana come il sorgere di nuove vocazioni al sacerdozio”. Lo scrive su “Il Settimanale della Diocesi di Como”, il vescovo mons. Alessandro Maggiolini, proponendo “un esame di coscienza diocesano”, in merito alle vocazioni sacerdotali. “Se le cose si mettono per il verso buono”, prosegue il vescovo, la previsione per i prossimi anni vede il 2005 con due nuovi sacerdoti. Il vescovo invita a non lasciarsi “prendere dallo sconforto” e propone tre “annotazioni”. “C’è poco da fare – sottolinea mons. Maggiolini – con tutta la volontà di adattamento e di inculturazione, il cristiano non prende fisionomia e ancor meno decide di consacrare a Dio la propria vita, se non assume con serietà le parole di Cristo circa il mondo che passa, l’occhio da strappare, la porta stretta, ecc. Che poi è l’unico modo per giungere alla gioia vera”. La seconda riflessione è rivolta alle famiglie, agli oratori e ai preti. Se “non impostiamo l’esistenza sul Signore Gesù come sulla realtà più vera e concreta della realtà che si vede e si tocca – dice mons. Maggiolini – ai giovani non passerà nemmeno di sfuggita per la mente la possibilità di consegnarsi a Cristo per la salvezza dei fratelli”. Ma l’esame di coscienza riguarda anche i sacerdoti. “Se i giovani ci vedono divisi, soprattutto tra noi preti, – scrive il vescovo – staranno ben alla larga dal coltivare il desiderio di diventare sacerdoti”. Il vescovo invita a “pregare, sacrificarsi e lavorare” ma soprattutto a “essere lieti per il fatto che il Signore ci ha catturati e inviati. Per ogni prete contento, almeno un altro prete”. ” “” “