NOTA SETTIMANALE. Pubblichiamo il testo integrale della nota settimanale del Sir

Ennesima crisi di governo durante il settennato di Scalfaro e nella storia della Repubblica, che forse non è più “prima”, ma che certo non è mai diventata “seconda”. Elemento di novità è che il governo è caduto in Parlamento, ma, come nelle migliori tradizioni, i giochi sono intrecciati, straordinariamente interessanti per chi voglia cogliere retroscena e sotterfugi. La migliore esemplificazione è data dalla scissione di Rifondazione comunista, che si è consumata proprio mettendo in luce i giochi, le tensioni e le fratture che hanno caratterizzato questa fase convulsa, per cui molti commentatori hanno usato l’immagine dei trapezisti che volteggiavano senza rete.” “Crisi “al buio” dunque, come si dice nel colorito gergo della politica italiana, e con diverse ipotesi in campo, sulle quali non è possibile fare previsioni. Anche perché incombe una delle date-chiave della politica italiana, l’elezione del presidente della Repubblica, oltre che la verifica delle elezioni europee, in cui i partiti e gli schieramenti sono chiamati non solo a “contarsi”, secondo il sistema proporzionale, ma anche a “posizionarsi” rispetto ai grandi schieramenti continentali.” “E così si evidenzia ancor più il fatto che, nonostante le roboanti dichiarazioni, la transizione italiana è ancora in corso, sia sul piano della sostanza delle politiche pubbliche, che di quella dell’evoluzione del sistema politico. L’impressione è però che il bandolo di questa evoluzione non si trovi dentro il sistema politico, nemmeno nelle alchimie o negli irrigidimenti, nella radicalizzazione o nella delegittimazione. (La debolezza delle maggioranze, i ribaltini ed i ribaltoni, un senso di povertà della politica…) D’altra parte bisogna chiedersi se la società civile (sarà questo il tema della prossima Settimana sociale dei cattolici italiani) sia più ricca della politica, o non sia anch’essa assai impoverita. In realtà la crisi delle belle certezze affermate nel 1994 e nel 1996, con le vittorie elettorali del Polo e dell’Ulivo, ripropone da un lato la necessità di una politica più modesta ma più concreta, dall’altro rilancia la questione alle forze vive della società.” “In Europa, all’inizio del 1996, non sarebbero dovuti entrare i Paesi mediterranei. Con un percorso virtuoso di necessaria convergenza Italia, Spagna e Portogallo, rispettivamente guidati da tre diverse maggioranze politiche, centrarono l’obiettivo. D’altra parte è vero che, in occasione delle elezioni tedesche, è emerso con chiarezza che tre Paesi si riconoscono reciprocamente come leader dell’Unione. E tra essi non c’era l’Italia.” “Di qui la necessità di mettere mano a politiche strutturali di rilancio, di cambiamento, di sviluppo del sistema-Paese nel suo complesso. Il bipolarismo italiano ha bisogno della consapevolezza da parte di tutte le forze vive della società, di un impegno comune di trasformazione e di sviluppo, di un quadro condiviso su cui lavorare rispettando libertà, solidarietà e sussidiarietà. Bisogna avere il coraggio di misurarsi in termini concreti ed innovativi sulle tre emergenze su cui da tempo insistono i cattolici, ma che stanno a cuore a tutti gli italiani: la famiglia e i problemi della vita, la scuola ed i problemi dell’educazione e della comunicazione, il lavoro ed i problemi dello sviluppo economico.” “Più di mille giorni fa, prima delle elezioni del 1996, gli organi di stampa cattolici indicarono dieci parole, dieci temi su cui lavorare per il bene comune, rispettando gli schieramenti politici, ma senza esaurire la politica, nel loro pur fisiologico contrapporsi. Quelle dieci parole restano attualissime.” “