“La multimedialità e una risorsa educativa, non un problema. Un esempio è l’uso della posta elettronica a scuola, come collegamento tra i vari istituti e come opportunità di comunicazione facile ed economica”. Lo ha detto Pier Cesare Rivoltella dell’Università Cattolica di Milano, intervenendo nei giorni scorsi a Roma al seminario del Copercom, il Coordinamento delle associazioni per la comunicazione, dal titolo “Cosa fa la Chiesa nel campo della comunicazione? Cosa fanno le associazioni? E cosa e possibile fare?”. Secondo Rivoltella è importante “porre delle regole per la fruizione dei nuovi mezzi, ovvero degli orientamenti educativi. Saper distinguere le cose che contano: questo è il compito degli insegnanti e dei genitori”. Per Enzo Natta, presidente dell’Ancci (Associazione nazionale dei critici cinematografici italiani), “occorre stabilire un indirizzo comune” tra le associazioni che si occupano di comunicazione “perché c’è il rischio di sprecare energie”. “Siamo convinti che bastino i professori o gli studiosi per formare una cultura dei media – si è chiesto invece Paolo Scandaletti, presidente dell’Ucsi (Unione cristiana stampa italiana)? Oppure si la bisogno di un mix con l’esperienza dei comunicatori e degli utenti? In sostanza: o riusciamo a scaldare i cuori, oppure non ci muoviamo”. Per questo, ha osservato Federico Scianò, già direttore di Rai Educational, “dobbiamo attivarci per conoscere e comprendere la realtà che ci circonda. E pensare anche alla partecipazione in tv di insegnanti, studenti e genitori”. “La Chiesa – ha ricordato don Claudio Giuliodori, direttore dell’ufficio nazionale comunicazioni sociali – con il progetto culturale si pone in un atteggiamento di dialogo per comunicare se stessa e comprendere le attese della gente”. Pertanto “invita la comunità cristiana ad eliminare gli atteggiamenti di diffidenza verso i media, impegnandosi nella ricerca di nuove strade per “l’inculturazione della fede”.