“Se non aiutiamo la gente a nutrirsi e a produrre, se non creiamo le condizioni necessarie per avviare un vero sviluppo, la situazione in Africa è destinata a diventare sempre più grave”. E’ il messaggio lanciato oggi da don Benu Efoevi Penoukou, segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar (Secam), a margine in un incontro che, su iniziativa della Caritas internazionale, riunisce in questi giorni a Roma i direttori di 11 Caritas europee (tra le altre, è presente anche la Caritas degli Stati Uniti) per fare il punto sui progetti avviati nel continente. Sudan, Sierra Leone, Repubblica democratica del Congo e Regione dei Grandi Laghi. Sono queste le realtà africane che più stanno a cuore ai delegati presenti. “Siamo convinti – spiega don Penoukou – che, se non c’è pace, se non c’è vera giustizia, tutto ciò che si fa va perduto”. Nonostante gli aiuti umanitari internazionali, la fame in Africa aumenta. “Si capisce questa situazione – spiega don Penoukou – considerando la situazione dei rifugiati. Quando la popolazione non ha né terra né radici non può produrre e quando non si produce la fame è destinata a continuare. La gente poi ha paura di coltivare perché teme che una nuova guerra possa distruggere tutto. Il lavoro è impedito inoltre dal fatto che queste terre sono state tutte minate durante i conflitti”. Perciò, afferma don Penoukou, tra le condizioni necessarie per creare vero sviluppo in Africa c’è anche una campagna anti-mine.