E’ quanto dichiara il sociologo Sabino Acquattavi, in un’intervista che sarà pubblicata sul prossimo numero del Sir in vista del convegno su “La deregulation del sacro nei mass media”, che si svolgerà il 22 ottobre ad Abano Terme (Padova) per festeggiare i cent’anni del Messaggero di S. Antonio. La nuova religiosità, oggi, è una sorta di “religione invisibile”: “è una nuova forma di religione – sostiene il sociologo – che nasce da un lato come difesa dall’aggressione dell’irreligioso, dall’altro come valorizzazione dell’esperienza interiore”. Facendo la domanda tradizionale “crede o no?”, spiega ad esempio Acquaviva, “si hanno risposte diverse”. Se, invece, si chiede a qualcuno: “Ha mai vissuto l’esperienza di una presenza che la trascende, si chiami Dio o no?”, per il sociologo “dicono sì persino alcuni atei e moltissimi agnostici, mentre rispondono no, a volte, cattolici praticanti o non praticanti”. La religione invisibile, invece, è una “religione trasversale, non regolata, molto interiore, molto psicologica”. Secondo Acquaviva, “solo se la guardiamo esteriormente, la nostra società è laicizzata e irreligiosa; se andiamo in profondità, invece, emerge una forma di religiosità invisibile, quindi sostanzialmente inattaccabile dai mass media, dalla società, dalle ideologie dominanti”. ” “” “” “” “” “