Come evitare il rischio di una società civile senz’anima? E come ripristinare un clima di fiducia, di stabilità, di collaborazione con le istituzioni pubbliche? La soluzione, secondo quanto emerso dal V simposio sulla vita di relazione, promosso nei giorni scorsi a Vicenza dall’Istituto Rezzara, è quella di riorganizzare la società civile a partire “da una comune responsabilità sociale”, quindi dai “mondi vitali” come la famiglia, il vicinato, l’associazionismo, il volontariato. ” “”Lo Stato senza la società civile è struttura senz’anima – si legge nelle conclusioni del convegno -, da cui difendersi o da sfruttare a proprio vantaggio; la società civile, a sua volta, senza strutture politiche amministrative, diventa il luogo dell’indifferenza e della conflittualità. Risulta perciò essenziale l’armonica composizione dei due e una educazione profonda alla responsabilità sociale, per cui ogni cittadino si senta complice delle ingiustizie presenti nella società in cui vive e senta di doversi adoperare positivamente a favore delle vittime, impegnandosi nella rimozione dei meccanismi di ingiustizia”. Ente pubblico e volontariato necessitano quindi di “una armonizzazione delle due forme di intervento, nel rispetto delle identità reciproche”.” “Nella costruzione del sociale un riferimento specifico va riservato, di conseguenza, alla famiglia, che di questi tempi risulta “progressivamente privatizzata” ed “aggredita da fenomeni quali la mobilità sociale e l’invadenza dei messaggi televisivi”. “La famiglia perciò oggi è debole – si afferma nelle conclusioni -, ma ugualmente rimane l’unico possibile punto di partenza per ridare senso e valore alla società civile. Deve imparare ad essere se stessa e ad operare all’interno di un campo di relazioni più allargate”. La globalizzazione impone, invece, “il superamento di ogni atteggiamento consumistico passivo”. La sfida, per l’associazionismo ed i gruppi di volontariato “è di non cadere in adattamenti funzionali e di far propria la progettualità, anche se questa è scomoda ed ha prospettive incerte”. ” “