A 60 ANNI DALLE LEGGI RAZZIALI, DUE TESTIMONIANZE DI EBREI SOPRAVVISSUTI

Ricorrono quest’anno i 60 anni dalla promulgazione delle leggi razziali contro gli ebrei, volute da Mussolini nel 1938. Nell’ultimo numero del settimanale della diocesi di Venezia “Gente veneta” vengono proposte le drammatiche testimonianze di una ebrea veneziana, Lia Finzi, che venne cacciata da scuola ma riuscì a fuggire dalla città, e di Giovanni Marcato, l’ultimo superstite del campo di concentramento di Buchenwald, da dove tornarono solo 17 dei 4000 ebrei italiani deportati. Marcato venne arrestato perché salvò gli abitanti di un paesino da una rappresaglia. Nel lager, dove gli stenti lo portarono a dimagrire da 90 a 37 chili, sopravvisse per 20 mesi. ” “”Se tornassi indietro nel tempo, in quello stesso giorno e in quello stesso posto, non ho dubbi, lo rifarei – racconta Marcato a ‘Gente veneta’ -. Salvare anche solo una vita umana è la cosa più bella che possa capitare, anche se quello che ho vissuto dopo è la cosa più atroce che possa succedere ad un uomo: la prigionia nel lager di Buchenwald”. Marcato ricorda le sue giornate da prigioniero: “La sveglia era alle 4.30, mangiavamo pane fatto con un impasto di farina di ippocastano e segatura, un po’ di margarina e una tazza di ‘brodaglia’, che voleva sembrare un caffè di radice. Appello in piazzale e poi lavoro duro per tutto il giorno, fino alle 18. Non c’era pranzo e come cena c’erano tre patate e una zuppa di rape”. Mentre i suoi compagni si gettavano sui recinti elettrici da 3000 volts, per sfuggire alla estrema negazione della dignità di essere umano, Marcato aveva deciso di vincere anche le difficoltà più atroci: “Sopravvissi perchè avevo un principio stabilito con me stesso: ogni sera, prima di addormentarmi mi ripetevo: ‘Stasera ci sono, domani devo esserci’… e così, giorno dopo giorno per venti mesi, vinsi la mia sfida personale con la vita, non con la morte”. Quando arrivarono gli alleati a Buchenwald, l’11 aprile del 1945, vide un colonnello americano piangere come un bambino.” “” ” ” “” “” “” “