L’appello viene dal Consiglio nazionale di Pax Christi Italia, che, riunito ieri ad Assisi, in una nota esprime “preoccupazione ed inquietudine per una certa confusione che da qualche tempo avvolge le vicende che toccano la giustizia, a cominciare dall’uso scorretto di uno strumento come quello dell’avviso di garanzia, nato per ‘garantire’ e che invece spesso diventa occasione di giudizio sommario se non di linciaggio, provocando guasti che finiscono per essere irreparabili”. Pax Christi sollecita, inoltre, ad una riflessione sul rapporto tra denaro e uomini di Chiesa, invitando alla sobrietà “per tutto quello che tocca l’uso dei soldi e dei mezzi che sono necessari, ma che devono restare a livello di strumento”. “L’uscita di sicurezza dalla terza tentazione del deserto”, si legge nella nota a proposito del comportamento di Gesù verso il denaro, è la “porta stretta della prima beatitudine, quella dei poveri a cui appartiene il regno dei cieli”. “Ogni attività – commentano i responsabili di Pax Christi – come ogni persona ha bisogno di mezzi per vivere ed operare”, ma il pericolo da evitare è quello di “fare affidamento sui beni materiali che si hanno a disposizione, oppure di cedere alla tentazione dell’arricchire per se stessi”. La storia della Chiesa, invece, dimostra che “i poveri hanno piedi scalzi ma vanno lontano”, sostiene Pax Christi, citando esempi come S. Francesco, don Bosco, madre Teresa. “Storie diverse – si legge nella nota – , con un diverso rapporto col denaro, ma sempre nella chiara trasparenza di vita e nel convinto distacco del cuore”.