La giustizia umana deve essere percepita “meno come luogo della lite e della frattura e più come luogo di composizione dei conflitti, di ristabilimento dell’armonia sociale”. E’ quanto scrive il card. Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, nel volume “Colpa o pena? La teologia di fronte alla questione criminale”, a cura di Luciano Eusebi e Antonio Acerbi, che sarà presentato sabato prossimo, 31 ottobre, a Brescia, nell’ambito di un convegno su “Giustizia della forza o forza della giustizia?”, promosso dall’Università Cattolica di Brescia. Secondo Martini, i “modelli sanzionatori” non dovrebbero “ritenere scontate le modalità di risposta al reato fondate semplicemente sulla ritorsione, sulla pena fine a se stessa, sull’emarginazione”. Il cardinale propone di superare “la centralità del carcere nell’ambito penale, con proposte ed esperienze – in parte timidamente in atto – di pene alternative, e soprattutto di possibilità di un esercizio coerente e controllato di riparazione dei danni non in forma generica, bensì mirato a quelle persone, gruppi o situazioni che il delinquente ha offeso”. In questo modo, sostiene Martini, il carcere può diventare “momento di forte e austera risocializzazione”, in cui il carcerato può “nutrire la fiducia di recuperare il suo stato sociale”. “E’ la prima volta che la teologia è chiamata a prendere posizione su tale problema”, fa notare Acerbi e auspica che si realizzino “strategie di politica penale razionali e rispettose della dignità di ogni persona”. Al convegno parteciperanno, tra gli altri, Mino Martinazzoli, Giuseppe Frico e Angelo Maffeis.