Si chiama “trattamento terapeutico attivo” ed è rivolto a quei soggetti che vivono la prima fase della dipendenza da sostanze pesanti e che sfuggono quasi sempre al contatto con qualsiasi servizio. E’ la proposta lanciata da don Vinicio Albanesi, presidente del Coordinamento nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca) in occasione di un Convegno organizzato nei giorni scorsi a Roma. Il Cnca precisa che con questa iniziativa, non si intende includere in una sorta di “trattamento sanitario obbligatorio”, “chi abitualmente fuma o assume droghe leggere”. In una precisazione, il Coordinamento ricorda che il suo presidente aveva parlato di un “trattamento terapeutico attivo” per tutelare “almeno la salute fisica, se non quella psicologica, di chi ha iniziato a farsi”. “E’ esperienza comune – aveva detto don Albanesi – dover assistere inermi alle ‘carriere’ di ragazzi tossicodipendenti rispetto alle quali si vive una specie di impotenza. Ricorrono spesso alle comunità o ai Sert, genitori, insegnanti, amici che dichiarano, seriamente, le difficoltà nelle quali il ragazzo si dibatte: purtroppo l’informazione non è sempre puntuale, anche se qualche volta viene fornita all’inizio della dipendenza”. Sono situazioni “vissute – proseguiva il rappresentante delle comunità – vissute spesso in solitudine dalle famiglie, anch’esse impossibilitate a far qualcosa”. Don Albanesi aveva quindi chiesto di “ripensare questa impotenza. Non serve la coercizione che non sortirebbe effetto, non serve nemmeno attendere che maturi la responsabilità o la voglia di smettere”.