“E’ caduto il mito della Lega come espressione del nuovo”, così don Dionisio Rossi, direttore de “La vita del popolo”, il settimanale della diocesi di Treviso, commenta la scissione della Liga Veneta di Fabrizio Comencini dalla Lega Nord di Umberto Bossi. “Anche la Lega si è rivelata un partito rissoso come gli altri”, nota Rossi. Ed ora “la gente è delusa e disorientata: delusa perché ha visto frantumarsi il progetto di federalismo, disorientata perché non capisce a quale obiettivo mirano queste due formazioni”.Per don Cesare Contarini, direttore de “La difesa del popolo”, il settimanale diocesano di Padova, “nella Lega ci si comporta proprio come nei ‘vecchi partiti’. Dagli attuali scontri tra dirigenti emerge un sottobosco di contrasti, ricatti, sgambetti per nulla diversi. Fino al giallo delle serrature della sede padovana della Lega-Liga. E intanto il federalismo rimane tutto da scrivere”.Secondo don Bruno Fasani, direttore di “Verona fedele”, il settimanale della diocesi di Verona, “lo scontro tra Liga e Lega non è figlio dell’ostilità tra politici malcreati, ma di tanti leghisti militanti, stanchi di una trincea che non consegna alcun bottino. Vent’anni di leghismo cosa hanno portato a casa? La domanda è cruda, ma la risposta è ancor più crudele. A sbraitare da Ponte di Legno si fanno correre i giornalisti ma, come dice la saggezza nostrana, ‘con le ciacole non se impasta fritole'”.