NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo il testo integrale della nota settimanale del Sir. C’è tutto il Papa nel viaggio in Croazia. L’impegno a chiudere il XX secolo, ma anche la consapevolezza di dovere aprire un nuovo millennio già cominciato. E così beatifica il cardinale Stepinac, incurante delle polemiche scatenate in nome del “politicamente corretto”. No, al Papa non interessa essere “politicamente corretto”. Gli interessa sottolineare la “straordinaria testimonianza” del nuovo beato attraverso le tre grandi eresie totalitarie del XX secolo, “i tre grandi mali del fascismo, del nazismo e del comunismo”. Nella sua persona “si sintetizza la tragedia che ha colpito le popolazioni croate e l’Europa”.Ma nella bufera del XX secolo il Papa rintraccia un bussola, la verità e la carità, riassunte nei comandamenti di Dio: “egli sapeva che non si possono fare sconti sulla verità, perchè la verità non è merce di scambio”. Perciò “ha preferito il carcere alla libertà, per difendere la libertà della Chiesa e la sua unità”. La cifra della verità e della libertà è la carità. Così la beatificazione di questo martire del nazismo, del fascismo e del comunismo si riassume in un “forte invito alla riconciliazione. Perdonare e riconciliarsi, ha detto il Papa, vuol dire purificare la memoria dall’odio, dai rancori, dalla voglia di vendetta; vuol dire riconoscere come fratello anche colui che ci ha fatto del male: vuol dire non farsi vincere dal male, ma vincere il male con il bene”.Chiudere la porta del XX secolo e delle sue eresie ideologiche significa però per il Papa aprire anche la porta del secolo nuovo, non meno ricco di sfide per la Chiesa e per la testimonianza del Vangelo.Giovanni Paolo II è oramai arrivato a compiere i vent’anni del pontificato. A Spalato, dopo la beatificazione, lo riconosciamo nei panni dell’apostolo Paolo, evocato nell’omelia, E’ “un Paolo ormai provato dagli anni”, ma ancora proteso in avanti, “in cui sentiamo echeggiare l’ansia apostolica di tutta una vita”. Ritroviamo qui il dinamismo profondo di questo pontificato. Ha detto il Papa: “Giustamente, alle soglie del nuovo millennio, parliamo della necessità di una nuova evangelizzazione: nuova quanto al metodo, ma sempre identica quanto alle verità proposte”. Il Papa non si nasconde le difficoltà. “Ora – ha aggiunto -, la nuova evangelizzazione è un compito immane: universale nei contenuti e nella destinazione, essa deve diversificarsi nella forma adattandosi alle esigenze dei vari luoghi. Come non sentire il bisogno dell’intervento di Dio a sostegno della nostra pochezza?”.Non è una domanda retorica. Riassume invece tutto il pontificato, che si proietta in avanti, si proietta in una dimensione universale, ma non cessa di guardare all’essenziale, e a misurarsi nel concreto della vita delle persone, come dei popoli e delle nazioni. Forse le tante beatificazioni che hanno costellato questo pontificato rispondono proprio alla necessità di indicare concreti esempi di santità eroica, ma possibile. Per questo il Papa ha rivolto un forte appello agli uomini di cultura: “le radici, l’eredità e l’identità di ogni popolo, in ciò che hanno di autenticamente umano, rappresentano una ricchezza per la comunità internazionale”. Ed una garanzia per “una democrazia basata sui valori morali inseriti nella stessa natura dell’essere umano”.E’ una sfida per le giovani democrazie appena uscite dal comunismo, per la regione balcanica ancora segnata dalla guerra, ma è anche una sfida per il nuovo secolo che si apre all’insegna della “globalizzazione” e delle sue contraddizioni. E’ così modo concreto per ricordarci che in ogni situazione una autentica testimonianza è possibile ed è urgente.