Lo ha detto mons. Alberto Ablondi, vescovo di Livorno e vice-presidente della Cei, intervenendo oggi alla 45a assemblea generale dei vescovi italiani. “A torto o a ragione – ha spiegato, infatti, il relatore analizzando la condizione giovanile nel nostro Paese – questi giovani si sentono traditi anche dalla Chiesa”, che sperimentano “spesso così poco amabile, più maestra che madre”. Sono gli adulti, per Ablondi, che presentano ai giovani una “caricatura” della Chiesa e rendono i giovani “orfani”. Oltre a giovani “galleggianti” tra “le povere prospettive di una famiglia nucleare abbandonata a se stessa” e “una famiglia in crisi per i ruoli ancora incerti”, Ablondi ha descritto giovani che vivono una “pericolosa immersione” della loro personalità, soffocata da tante “protesi”: automobile, telefono, video, computer, auricolari…”Quanto più queste protesi abbondano – ha commentato il relatore – tanto maggiore è la contrazione della vita spirituale e culturale”. Anche i mezzi di comunicazione sociale, ha aggiunto Ablondi, “mentre facilitano rapporti e aggiornamenti, compromettono la possibilità di incontri autentici”. Di qui la necessità, per gli educatori e i genitori, di riscoprire il senso autentico del dialogo con i giovani, che è anzitutto – ha concluso il vescovo – un “narrarsi”, uno stile di vita fondato sul coinvolgimento personale, capace di “offrire un forte criterio educativo alla vita ed alla fede per i giovani”.