“Fu uno di quei rari uomini dell’Europa che si sono levati contro la tirannia nazista, quando ciò era pericoloso”. Lo disse, Luigi Breier, un portavoce della Commissione Americana Ebrea quando i comunisti, alla fine della seconda guerra mondiale, lanciarono all’allora arcivescovo di Zagabria, Alojzije Stepinac, l’accusa di aver collaborato con i nazisti. “Questo grande uomo della Chiesa – prosegue la dichiarazione di Breier – è stato condannato come collaboratore dei nazisti. Noi ebrei protestiamo contro questa calunnia. Conoscendo bene il suo passato, possiamo dire che egli dal 1934 in poi è sempre stato un fedele amico degli Ebrei”. Il documento storico è stato letto da mons. Juraj Batelja, postulatore della causa del beato Stepinac e rettore del Seminario di Zagabria che ha aperto ieri il convegno organizzato dall’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e dal Pontificio Collegio Croato di S. Girolamo per approfondire la figura del “Beato Alojzije Stepinac, Martire”. Dai documenti presentati da mons. Batelja risulta anche che Stepinac salvò dalla morte un gran numero di ebrei. Protesse personalmente Shalom Freiberger, il rabbino di Zagabria, nascose alla persecuzione il 10% della popolazione ebraica della città, protestò pubblicamente in Cattedrale per la demolizione della Sinagoga. In seguito a queste azioni, in un rapporto al capo della polizia tedesca, si legge: “L’Arcivescovo Stepinac è conosciuto come un grande amico degli ebrei “grosser Judenfreund”, e proteggerà gli ebrei con tutto il suo potere”. Il 25 Ottobre del 1942, Stepinac pronunciò queste parole nel Duomo di Zagabria: “Tutti, siano zingari o di altra razza, siano negri dell’Africa o progrediti europei, siano odiati Ebrei o superbi ariani, hanno diritto di dire: “Padre Nostro che sei nei cieli”. E se Dio ha dato questo diritto , quale autorità umana lo può negare? “.