Così padre Bruno Mioli, direttore dell’Ufficio immigrati della Fondazione “Migrantes” della Cei, risponde agli allarmi riapparsi in questi giorni sui giornali riguardo dei nuovi arrivi di immigrati. “L’Italia – sottolinea padre Mioli – si è dotata di una legge ed ha garantito il massimo impegno perché la programmazione dei flussi venga rispettata. Il nostro Paese poi sta facendo un grosso lavoro attraverso gli accordi bilateri con i paesi limitrofi. Quelli presi, per esempio, con la Tunisia e il Marocco stanno cominciando già a dare i primi risultati. Sono tutte misure che non giustificano queste presi di posizione che, tra l’altro, causano un pericoloso allarmismo. All’invasione, tutti siamo contrari ma siamo anche contrari a identificare questa penetrazione lenta degli immigrati con una invasione”. Padre Mioli ricorda che anche il cardinale Ruini, nel suo intervento all’Assemblea dei vescovi di Collevalenza, aveva sottolineato la necessità di “far maturare e lievitare la cultura dell’accoglienza”. “Benché sul fronte dell’immigrazione – ha detto Mioli – le situazioni in Italia sono cambiate e magari, su alcuni fronti, si sono aggravate, l’atteggiamento della Chiesa è rimasto lo stesso e può riassumersi nella parola ‘accoglienza’. Perché questa parola non diventi ingenua, è chiaro che ad essa vanno aggiunti il rispetto della legge e il contingentamento delle entrate. Ma per la Chiesa, il valore di riferimento rimane l’accoglienza. Sarebbe triste se altri fattori, pur degni di considerazione come il rispetto dell’ordine e i criteri di compatibilità, venissero in primo piano così da accantonare accoglienza e solidarietà”