“La campagna rischia, quando viene trascurata, di diventare il ricettacolo dei mali della città e della società industrializzata”. E’ quanto fa notare mons. Mario Operti, direttore dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro, in un messaggio scritto in occasione della 48ª Giornata del ringraziamento, che si celebrerà l’8 novembre prossimo. “Non si tratta – spiega Operti, illustrando le finalità della Giornata – di ridisegnare scenari passati o di tornare a visioni superate del mondo rurale, ma di aprire una riflessione ed un dibattito che, affrontando la questione dell’agricoltura nel suo insieme, sappia ricollocarla nel contesto vitale della società e del Paese, affinché ritrovi il suo spazio di espressione e le sue capacità di contribuire al bene comune”. Secondo il direttore dell’Ufficio Cei, ci sono “alcune gravi questioni di carattere strutturale che continuano ad angustiare la gente dei campi, quali l’esodo da alcune regioni, la mancata riconversione, l’assenza di politiche adeguate”. Nello stesso tempo, però, si prefigurano alcuni “nuovi scenari” per l’agricoltura: “Ad una mentalità che si è troppo facilmente abituata ad una visione assistenziale e talora ‘clientelare’ dell’agricoltura si sta opponendo – per Operti – , anche per merito delle associazioni del settore, una nuova concezione che rivendica la piena dignità di questo lavoro e il riconoscimento di un ruolo adeguato nel consesso dei vari settori produttivi”, superando le “immagini bucoliche e semplicistiche del mondo rurale” per valorizzare, invece, “le potenzialità che esso può esprimere al servizio di uno sviluppo armonico della società”.