Per i cattolici che si impegnano in politica, la coerenza con i “valori fondamentali” del cristianesimo è essenziale. La tesi è di padre Bartolomeo Sorge che, sull’ultimo numero del mensile dei gesuiti “Aggiornamenti sociali” (11/1998), osserva che “per agire politicamente da cattolici, non basta riconoscere in qualche modo questi valori, i quali – essendo pienamente umani – possono essere condivisi da tutti, almeno genericamente. Il cristiano “vero”, secondo il gesuita, “si giudica non dalle parole, ma grazie alla testimonianza della vita, coerente con la fede e onesta nel comportamento, pubblico e privato”. In politica, poi, “il vero cristiano si riconosce dallo ‘stile’ evangelico con cui vive l’esercizio del potere come servizio e come forma alta di carità: con competenza e trasparenza, preferendo il dialogo allo scontro, accettando lealmente il metodo democratico e rifiutando forme plebiscitarie e populistiche di esercizio del potere, anteponendo sempre il bene comune e il senso dello Stato a interessi personali o di parte, elaborando seri programmi in favore di più poveri e degli emarginati”. Soprattutto, aggiunge però Sorge, “la vera forza del cristiano sta nel fatto che egli vive l’impegno politico non come una professione ma come una vocazione”. E’ questo, conclude il gesuita, “il vero punto di partenza del rinnovamento dei cattolici democratici, la condizione per contribuire efficacemente a comporre pluralismo politico e unità sui valori, a fondare su una cultura politica più omogenea il nuovo progetto comune, di cui l’Italia ha bisogno”.