SOFFIANTINI: “PER I MIEI RAPITORI NON CHIEDO UNA PRIGIONIA DISUMANA”

Intervistato da “Roma-Sette”, settimanale diocesano di Roma, supplemento domenicale di Avvenire, Giuseppe Soffiantini propone una riflessione sul perdono facendo riferimento alla sua esperienza di sequestrato, durata otto mesi.” “”La giustizia – afferma Soffiantini nell’intervista che apparirà domani su Roma-Sette – deve proseguire il suo corso, la coscienza può perdonare. Chi sbaglia deve comunque pagare, ma la pena non deve essere una tortura o una carcerazione simile a quella che ho subito io. La pena deve avere come fine ultimo il recupero, deve essere propositiva, deve aiutare e non colpire ulteriormente le persone già in situazione estremamente difficile”. ” “Per quanto riguarda i suoi rapitori, Soffiantini afferma: “Forse è troppo pensare a momenti di pentimento ma è sicuramente realistico parlare di momenti d umanità: più di una volta quando si accorgevano che non mi sentivo bene o che le mie condizioni di salute peggioravano, cercavano di aiutarmi. Una volta mi portarono alcune mele cotte”.” ” Soffiantini ricorda infine i lunghi momenti di preghiera anche per i suoi rapitori, che “bestemmiavano la Madonna”, perché “si ravvedessero e diventassero più buoni”.” “