“L’odissea dei profughi, la morte di molti di loro, sono realtà dure che ci spronano a riflettere sull’esigenza di una maggiore collaborazione e cooperazione fra sponde del Mediterraneo”. Ad affermarlo è Roberto Rambaldi, vicedirettore della Caritas italiana per gli interventi internazionali, commentando le parole del Papa, durante l’Angelus di ieri, sulle tragedie dei tanti profughi morti e dispersi nelle acque dell’Adriatico. ” “”La cooperazione multilaterale chiede un grosso sforzo di progettazione” ricorda Rambaldi, auspicando che, nei confronti dei clandestini sbarcati in Italia, “le forze dell’ordine analizzino caso per caso le singole realtà, per capire se fra di esse vi sia qualche persona che possa avere accesso al diritto di asilo”. Comunque, aggiunge il vicedirettore della Caritas, “mi sembra che le istituzioni stiano facendo il loro dovere, anche se Chiesa e volontariato vengono direttamente coinvolti e sopportano un peso non indifferente”.” “Secondo padre Bruno Mioli, della Fondazione “Migrantes”, gran parte delle responsabilità sono attribuibili al governo albanese, che risulta “condizionato da un apparato amministrativo coinvolto con i trafficanti”. “E’ utile ricordare che questo non è un problema italiano ma europeo – precisa padre Mioli – . Nello stesso giorno in cui 7 persone sono morte nello stretto di Otranto altre 28 hanno perso la vita nello stretto di Gibilterra. Bisogna tenere gli occhi su questo scenario più ampio e non prendersela solo contro l’Italia”. Ad avviso di padre Mioli la comunità cristiana del Salento “non ha tanto bisogno di risorse umane ed economiche quanto di una organizzazione dell’accoglienza fatta in maniera più umana, magari dislocando le persone nei centri di altre regioni”. ” “