L’integrazione dei servizi sociali con quelli sanitari, la non prevalenza della logica medica, il superamento degli ospedali psichiatrici e senza ricorrere alla creazione di nuovi istituti di cura, maggiori facilitazioni per l’inserimento del malato nel mondo del lavoro. Sono alcune delle richieste contenute nella campagna che un gruppo di associazioni, enti e sindacati ha aperto a settembre sulla “Salute mentale”. La campagna ha raccolto in Lombardia 25 mila firme ed è stata presentata oggi a Milano ai rappresentanti delle istituzioni.” “Intervenendo ai lavori, don Virginio Colmegna, direttore della Caritas ambrosiana, ha fatto notare come i problemi psichiatrici spesso si annidino in “aree di povertà e di disagio anche molto diverse fra loro”. “La follia – ha aggiunto – è per tutti una tematica molto coinvolgente: anche quando non sfiora amici e familiari, se ne ha paura”. “Non è strano – ha proseguito il rappresentante della Caritas – che la fuga e la difesa siano le reazioni più immediate di fronte alla malattia mentale, anche per noi che ne parliamo. La vita di un malato psichico ha però autentiche prospettive se c’è un contesto sociale che lo accoglie. La sfida che la psichiatria sta ponendo oggi a tutti noi è persa se non c’è un lavoro comune, compatto e sinergico”. L’appello di Milano è rivolto anche ai cittadini, ai volontari e ai familiari ai quali spetta “il compito – ha detto don Colmegna – di costruire una mentalità nuova di corresponsabilità sulla questione della salute mentale” e di sensibilizzare “il contesto sociale” affinché “siano superati i meccanismi di amplificazione delle differenze, della discriminazione e del pregiudizio”. ” “