Lo ha detto il card. Camillo Ruini, presidente della Cei, intervenendo ieri ad un incontro promosso dalla Consulta delle aggregazioni laicali della diocesi di Firenze sul “progetto culturale” della Chiesa italiana. A proposito della posizione della Chiesa sulle cosiddette “unioni di fatto”, il cardinale, infatti, ha spiegato: “Non si tratta, almeno da parte mia, di dire che le persone non sono libere di unirsi come vogliono. Si tratta, invece, di vedere se queste unioni possono essere messe sotto la categoria di famiglia o se si devono trovare altre definizioni”. ” “”Questo – ha proseguito – non per difendere ad ogni costo la posizione cattolica, ma perché dove la famiglia si è indebolita la qualità della vita è peggiorata”. Tutto sommato, ha osservato però il cardinale, la famiglia in Italia tiene: “Se facciamo un confronto con gli altri grandi Paesi europei o con gli Stati Uniti vediamo che da noi la situazione è molto meno grave. Esistono degli indici – ha spiegato – per valutare l’incidenza dei divorzi nella società: tra Francia, Inghilterra e Germania esistono differenze minime, mentre in Italia questi indici sono di un quarto”. Riguardo alla situazione generale della Chiesa nel nostro Paese, il presidente della Cei ha affermato: “E’ vero che in Italia è in atto un processo di scristianizzazione, ma è anche vero che la Chiesa italiana ha una sua particolare vicinanza alla gente. Per questo c’è una maggiore incidenza del cristianesimo nella società e nella cultura del nostro tempo”. ” “