Le questioni dei “profughi e delle migrazioni, l’ambiente, la disoccupazione, i finanziamenti per lo sviluppo, l’assistenza sanitaria, gli abusi sessuali e l’economia” sono le preoccupazioni maggiori emerse durante l’Assemblea speciale per l’Oceania del Sinodo dei vescovi che si conclude oggi in Vaticano. E’ quanto si legge nel messaggio finale rivolto “al popolo di Dio nelle isole del Pacifico e in Nuova Zelanda, Australia, Papua Nuova Guinea e isole Salomone, nel quale viene ribadito il “ruolo chiave” del vescovo, dei “catechisti, delle comunità parrocchiali, delle scuole cattoliche, dei seminari, delle università, dei programmi di formazione dei laici e dei mezzi di comunicazione sociale” per la diffusione del Vangelo in quei Paesi. Soprattutto, è stata sottolineata “la necessità di santità dei capi e dei fedeli. Se la Chiesa deve essere maestra occorre innanzitutto che sia testimone”. Anche per questo l’Eucarestia “deve essere al centro della nostra vita sacramentale e della nostra fede” scrivono i vescovi, manifestando anche “preoccupazione perché essa non è disponibile in alcune zone”. “Data la centralità dell’Eucarestia – dicono -, il sacerdozio ordinato diventa sempre più importante e questa considerazione ha portato a riflettere su altre questioni che riguardano il problema del celibato sacerdotale, delle vocazioni, della formazione e del sostegno costante ai sacerdoti”. Il messaggio si rivolge ai sacerdoti, alle madri e ai padri di famiglia, ai “catechisti, educatori nella fede, operatori di pastorale e missionari laici”, ai “sofferenti, i poveri, le persone che si sono estraniate e quindi lontane dalla Chiesa”. Un pensiero particolare è dedicato ai giovani, alle popolazioni colpite dal recente disastro in Papua Nuova Guinea, al popolo di Bougainville, “che ha vissuto anni di conflitti”, e alle minoranze indigene: “Avete un posto unico nella vita della Chiesa in Oceania – affermano i vescovi – e vi accompagniamo nella lotta per i vostri diritti”.