CARD. BIFFI: “NON MORTIFICARE L’ANIMA DELL’ITALIA”

“Gli storici hanno studiato “i molteplici dissapori tra la Sede Apostolica e lo Stato Sabaudo, ma non si è mai prestata sufficiente attenzione alla mortificazione della grande e vitale realtà del cattolicesimo popolare”. Lo ha detto il card. Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna, che intervenendo oggi ad un convegno su “Il Risorgimento e il dramma sociale italiano”, ha invitato gli storici ad esplorare “il malessere spirituale della nostra gente quale si è verificato in conseguenza dei rivolgimenti politici ottocenteschi”. “Tra le due guerre di indipendenza – ha spiegato il card. Biffi – la classe politica piemontese si è preparata alla sua storica missione di unificare la penisola, elaborando una serie di provvedimenti che colpivano pesantemente la realtà e la vita cattolica”. A parere dell’arcivescovo, non si trattava di rispettare “soltanto l’afflato evangelico” ma di prendere “in più seria considerazione” il patrimonio sociale cristiano che “accomunava le genti d’Italia”. “Come si è andata invece configurando la spinta unitaria – ha detto il cardinale – la nostra nazione subiva una grave lacerazione interiore”. Ravvisare però “nella questione del potere temporale la ragione precipua del conflitto con la Chiesa” non è, a parere dell’arcivescovo, il modo più adeguato per “affrontare la vera natura del disagio postrisorgimentale”. “Non ci si è resi conto che non solo i vari legittimismi, ma l’anima dell’Italia – ha detto il cardinale – era rimasta ferita; e molti dei nostri guai nazionali trovano qui una delle cause decisive”: “Oggi – ha concluso l’arcivescovo – forse si può cominciare a riflettere su tutte queste vicissitudini senza pigrizie mentali, senza censure ideologiche, senza bigottismi né laici né ecclesiastici”.