Nel messaggio, il Papa parla della “grave” forma di discriminazione a danno di minoranze e gruppi etnici, e nel capitolo dedicato al “diritto alla propria realizzazione” ricorda “le persone che in tante parti del mondo si trovano coinvolte nel devastante fenomeno della disoccupazione”. Facendo poi riferimento agli effetti “delle recenti crisi economiche e finanziarie”, il Papa lancia ancora una volta un appello perché si trovi una soluzione al “preoccupante problema del debito internazionale delle nazioni più povere”. Nelle parte finale del suo messaggio, il Papa scrive: “la promozione del diritto alla pace assicura in certo modo il rispetto di tutti gli altri diritti, poiché favorisce la costruzione di una società all’interno della quale ai rapporti di forza subentrano rapporti di collaborazione, in vista del bene comune”. A questo proposito, il Papa proclama “il fallimento del ricorso alla violenza come mezzo per risolvere i problemi politici e sociali” e afferma: “La guerra distrugge, non edifica; svigorisce i fondamenti morali della società e crea ulteriori divisioni e durevoli tensioni. Eppure la cronaca continua a registrare guerre e conflitti armati con vittime senza numero”. Dopo aver richiamato la responsabilità delle nazioni e degli uomini di buona volontà a intraprendere “la via della pace”, il pensiero “accorato” del Papa va “a chi vive e cresce in un contesto di guerra, a chi non ha conosciuto altro che conflitti e violenze”, a quanti “porteranno per il resto dei loro anni le ferite di una simile terribile esperienza”; ai soldati bambini “addestrati ad uccidere e spesso spinti a farlo” e ai “fanciulli vittime della mine antiuomo e di altri ordigni di guerra”. “Il nuovo millennio – conclude il Santo Padre – è alle porte ed il suo avvicinarsi ha alimentato nei cuori di molti la speranza di un mondo più giusto e solidale. E’ un’aspirazione che può, anzi, che deve essere realizzata”.