Il presepe di Betlemme? E’ una realtà ancora attuale, anche se ben più cruda di quanto appare nel presepe. Lo dice il card. Marco Cè, patriarca di Venezia, nel messaggio natalizio rivolto alla diocesi, che è stato diffuso questa mattina. “Di fatto – scrive il cardinale – un numero infinito di poveri oggi nasce come è nato Gesù Bambino. Questo contesta tutti i nostri sperperi e le nostre disinvolture nell’uso del denaro e chiama in questione la qualità della fede con cui ci accostiamo al Natale e allestiamo il presepe”. Secondo il patriarca di Venezia “la fede non ci impone la grettezza, né ci inibisce la gioia della festa. Ci chiede invece di farci carico del più povero, del più debole e del più solo”. Con evidente allusione al numero crescente di profughi che bussano alle porte del nostro Paese, arrivandovi spesso in maniera clandestina, il cardinale prosegue: “Fa freddo: chi bussa alla porta? E’ Gesù, qualunque sia il colore della sua pelle”. Facendo riferimento ad alcune opere diocesane di accoglienza, il card. Cè aggiunge: “Non c’è dubbio: su Ca’ Letizia, Betania, Betlemme, sulle strutture di accoglienza delle donne in difficoltà, sulla nostra apertura ad affrontare con impegno il problema degli immigrati, coniugando responsabilmente solidarietà e legalità, si gioca l’autenticità, a livello di fede, della nostra celebrazione del Natale”.