“Senza provare alcuna tenerezza per Saddam Hussein mi sto chiedendo qual sia il senso e lo scopo di questi bagliori di fuochi”. E’ questo il primo commento che il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, fa alla notizia dei missili statunitensi lanciati questa notta su Bagdad. “Mi chiedo – ha proseguito Riccardi – se questo lancio di missili, oltre al danno delle vite umane, oltre alla distruzione di una città, servirà a cambiare la situazione. Bisogna quindi innanzitutto chiedersi quale sarà l’effetto di tutto questo. E l’effetto sarà quasi nullo”. Riccardi ritiene che questo avvenimento vada esaminato “con molta freddezza” e che il bombardamento americano si inserisce in una “strana strategia di tensione” che mette in discussione il concetto stesso di guerra. “La guerra – spiega il fondatore della Comunità di Sant’Egidio – è fatta per vincere. Se questo è il suo significato e il suo scopo, mi sembra che quello che sta avvenendo a Bagdad non sia una guerra per vincere ma un atto dimostrativo per spaventare Saddam Hussein. Ma paradossalmente Saddam Hussein uscirà da questo scontro quasi più rafforzato di prima”. Per il popolo iracheno, Riccardi chiede “di arrivare ad una situazione che sia onesta e giusta. Perché il popolo paga e Saddam durerà”. “In attesa di capir meglio il senso politico” della crisi, Riccardi ricorda che fra due giorni comincerà “il mese sacro del Ramadan che per l’Islam è mese di pace, di meditazione, di rientro in se stessi. E’ chiaro che Clinton abbia fatto in modo di attaccare Bagdad prima dell’inizio del Ramadan”. Riccardi si dice “molto preoccupato” di fronte ad un mondo arabo ed islamico, che dal Maghreb alla Giordania sta vivendo una situazione “incentra e precaria” che esige “una diversa strategia occidentale”.