DON CODA: “RICONOSCERE I MIRACOLI NON È IN CONTRADDIZIONE CON LA FEDE CRISTIANA”

“Riconoscere il miracolo, cioè l’irruzione di Dio nella storia dell’uomo, ed educare al senso profondo e radicale della fede nel crocifisso che è risorto, non è una contraddizione”. Ad affermarlo è mons. Piero Coda, teologo alla Pontificia Università Lateranense, che commenta al Sir l’editoriale del filosofo Umberto Galimberti apparso oggi sul quotidiano “La Repubblica” a proposito della beatificazione di Padre Pio. ” “”E’ un intervento serio sul quale occorre ritornare con pacatezza, perché vi traspare l’alta stima per Cristo e per l’influsso culturale che ha avuto nel plasmare l’Occidente ed è anche un’alta richiesta al cristianesimo – osserva mons. Coda -. C’è però un fraintendimento radicale, che nasce da una visione del cristianesimo come una fede che è solamente espressione di una mente illuminata e di un’anima che non è incarnata in un’esistenza storica e concreta. E’ un cristianesimo letto attraverso una visione illuminista. E il sintomo di questo fraintendimento è il fatto che la Resurrezione di Gesù è vista come un ‘di più’ della fede cristiana”. Nel credo cristiano, precisa Coda, la resurrezione della carne mostra invece “come l’esistenza umana nella sua integralità sia coinvolta nella fede, un’esistenza fatta di anima e di corpo come dimostra la festività di Natale che stiamo per vivere: è un Dio che si fa carne”. Per questo “l’apertura ai miracoli che toccano l’esistenza umana nella sua dimensione corporea è un elemento intrinseco della fede cristiana che mostra la totalità della salvezza portata da Gesù Cristo. E’ un elemento irrinunciabile e qualificante, che dischiude il vero senso del cristianesimo”. Secondo il teologo, il fatto che la Chiesa riconosca un miracolo “in mezzo alla congerie di possibili manifestazioni presunte del soprannaturale” non significa alimentare le illusioni della gente come sostiene Galimberti: la Chiesa, ricorda don Coda, si muove “in questo campo con tanta prudenza e attenzione”, mostrando “la sapienza di chi vuol sceverare tra il desiderio del miracoloso e l’attestazione reale dell’intervento di Dio nella storia”. ” “