CECCONI (CARITAS ITALIANA), “ALIMENTARE LA FEBBRE DEL GIOCO È DISEDUCATIVO”

Interviene sul fenomeno della “febbre del gioco” don Antonio Cecconi, vicedirettore della Caritas italiana, in un editoriale che compare sull’ultimo numero del mensile “Italiacaritas”. Secondo don Cecconi il fatto che lo Stato “alimenti” questi meccanismi, contribuisce a creare “un vero e proprio caso di diseducazione civica”. La pubblicità a tappeto su tutti i media, afferma don Cecconi, “presenta la vincita supermiliardaria come il massimo della felicità”, quindi la “fuga con molti miliardi in tasca” rappresenta la soluzione al disagio di vivere. “Come se fosse possibile essere felici da soli – scrive don Cecconi -, come se ci fosse un posto sulla terra in cui non arrivi il grido di chi soffre, dove la felicità è isolarsi dagli altri e non pensare a chi siamo e a cosa ci facciamo nel mondo, al nostro ‘destino eterno’ al di là di quello che i soldi, per qualche tempo, potranno assicurare”.” “Don Cecconi pone, a questo proposito, un interrogativo: “La ricchezza è di per sé desiderabile oppure, superata la misura (sobria) dei beni necessari, mette a rischio la serenità personale e può anche diventare occasione di peccato?”. E risponde sostenendo che “i giochi multimiliardari sono insieme causa ed effetto di una cultura individualistica e materialista, volta a risolvere i problemi del singolo in maniera tendenzialmente asociale, mandando al diavolo il resto del mondo”. In questo modo, afferma, si rischia di “erodere una concezione positiva e responsabilizzante del lavoro, sia come fonte ordinaria di sostentamento che come contributo allo sviluppo della società, diritto e dovere insieme”. “A quando – conclude – campagne pubblicitarie intelligenti e creative sull’importanza di pagare le tasse o sulla soddisfazione che deriva dal proprio lavoro fatto con impegno e competenza?”. ” “